Specialista chirurgo - Specialista urologo
Ecografista - Specialista in radiologia - Consulente medico-legale Tribunale di Napoli - Esperto in responsabilità professionale medica - Specializzato in Psicologia Investigativa, Giudiziaria e Penitenziaria.
| Il prof. Mauro ha all'attivo una vastissima esperienza circa gli errori professionali in medicina e chirurgia ed è disponibile per redigere relazioni medico-legali nell'ambito della "malpractice" ovvero degli errori commessi dai medici nell'assistenza ai pazienti sia in ambito diagnostico sia terapeutico (mancata diagnosi, errori chirurgici, assistenza non idonea, ecc..). |
| Prof. Dott. Ciro Mauro | ||||||||||||||||||||||||||||
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Parliamo di:
Le prostatiti (un dilemma clinico)
La cistite ricorrente nella donna
Quando la prostata si ingrossa
L'emospermia
Le prostatiti
un dilemma clinico
La prostatite è l’infiammazione della ghiandola prostatica. Si distinguono diversi tipi di stati infiammatori della prostata alcuni ancor oggi di incerta origine (batterica - virale – microtraumatica).
Le forme acute di prostatite possono determinare veri e propri quadri di sepsi con febbre alta,dolori intensi al perineo ed all’addome.
Le forme croniche invece si caratterizzano per lunghi periodi di quiescenza intervallati da riacutizzazioni più o meno evidenti.
In alcuni casi è possibile fare una corretta diagnosi solo con l’esame clinico, in altri invece necessita seguire un iter diagnostico completo che va dall’esame ecografico endorettale all’esame batteriologico del liquido seminale ed a più sofisticati mezzi di indagine quali la Risonanza Magnetica .
La prostatite è la prima causa di consultazione specialistica urologica nel maschio adulto giovane (25- 40anni), si tratta di una patologia pertanto oltremodo frequente che può colpire sia soggetti giovani sia persone in età avanzata in tale ultima evenienza, la ghiandola prostatica che è già sede di processo degenerativo di tipo "adenomatosico" la sovrapposizione di un’ infiammazione determina il repentino aggravamento dei disturbi già presenti: riduzione dell’intensità del getto urinario, aumento del numero delle minzioni giornaliere, senso di "bruciore" durante l’emissione dell’urina.
Soprattutto nel soggetto giovane la prostatite può essere responsabile di disturbi di tipo sessuale sotto forma di eiaculazione precoce, disfunzione erettile, sangue nello sperma (emospermia).
Si è soliti distinguere due forme principali di prostatite quella cronica batterica e quella abatterica.
La prostatite batterica si caratterizzerebbe per la presenza di batteri nelle urine o nel secreto prostatico. Mentre invece quella denominata cronica abatterica è caratterizzata da dolore nella zona del perineo, spesso associato a necessità di urinare spesso ed in maniera impellente. Non è raro altresì rinvenire un indebolimento del flusso urinario e secrezioni prostatiche abbondanti.
Altri sintomi possono essere dolore o sensazione di fastidio a livello sovrapubico, scrotale, testicolare, all'organo genitale o anche lombo-sacrale (talvolta confuso con una lombalgia o sciatica).
Tale condizione viene talvolta definita "prostatodinia" cioè dolore prostatico quando il medico non riesce ad individuare né batteri né evidenti segni di infiammazione in atto.





La cistite ricorrente nella donna


La "cistite" indica genericamente un’infiammazione della vescica, ma solitamente nella terminologia medica è più corretto parlare di infezioni delle vie urinarie. Con il termine di vie urinarie si identifica il sistema che conduce l’urina dal rene, attraverso due sottili condotti (gli ureteri), nella vescica dove l’urina viene depositata e poi emessa (minzione) all’esterno attraverso un breve condotto detto uretra (figg. in alto)
Incidenza
Il 20-30% delle donne adulte sviluppa uno o più episodi di cistite ogni anno. L'incidenza varia con l'età: è infatti molto bassa nell'età prepuberale mentre con l'inizio dell'attività sessuale e con le gravidanze aumenta, per diventare poi maggiormente presente dopo la menopausa. Inoltre le infezioni recidivanti (cioè che si presentano spesso nell’arco di un anno) sono più frequenti con l'aumentare dell'età della paziente.
La causa delle cistiti ricorrenti va ricercata nel serbatoio batterico costituito dalla flora fecale ,infatti se consideriamo la situazione locale è chiaro lo stretto rapporto di contatto tra l’ultimo tratto di intestino, il canale genitale e la via urinaria (vescica ed uretra).I batteri, normalmente presenti nelle feci, in particolari circostanze, possono infettare le basse vie urinarie determinando il quadro cistitico. Tra questi germi quello più frequentemente responsabile della cistite è l'Escherichia coli (80% dei casi) seguito poi, dallo stafilococco epidermidis (9%) e dallo streptococco fecale (1-3%).
Normalmente nel soggetto sano la vescica e tutte le alte vie urinarie sono sterili cioè non sono presenti batteri, nell'uretra (basse vie urinarie) invece è presente una micro-flora batterica innocua che non provoca infezioni. Il meccanismo di infezione più frequente nella cistite recidivante della donna è quello "ascendente", rappresentato dal passaggio di batteri patogeni dalla zona peri-uretrale all'uretra e quindi alla vescica. Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano la vagina e la mucosa uretrale per poi dare origine al fenomeno infettivo vescicale.
Pertanto
la causa principale delle infezioni urinarie ricorrenti nelle donne è
rappresentata dall'alterazione della normale flora batterica vaginale.
Sembra inoltre che la maggiore suscettibilità di alcune donne alle cistiti recidivanti vada ricercata in fattori predisponenti di origine genetica che aumenterebbero le possibilità di adesione dei batteri alla parete vescicale. Questo spiegherebbe perché solo alcune donne sviluppano tale malattia mentre quasi tutte sono esposte ad una o più delle possibili cause di essa. Questa "predisposizione genetica" fa venire meno uno o più fattori di difesa normalmente presenti nell'apparato urinario umano. Tra questi ricordiamo: la presenza di sostanze chiamate "glicosaminoglicani" che impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; la presenza in normale quantità di batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi, ecc.) nella vagina e nella zona periuretrale che impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l'acidità (pH acido) dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; la presenza nelle urine di una sostanza prodotta dal rene che ha la funzione di impedire l'adesione batterica alla parete vescicale e di intrappolare i batteri eventualmente presenti così da poter essere eliminati con l'emissione dell'urina; la presenza di anticorpi specifici sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri. L'alterazione o la soppressione di uno o più di questi fattori fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti.
Altro fattore di rischio è l’attività sessuale, infatti il trauma meccanico determinato dai rapporti favorisce la risalita della flora patogena nell'uretra; inoltre l'uso di creme spermicide e talora anche di condom, può provocare alterazioni della normale acidità vaginale e quindi della flora batterica che vive nella vagina. Esiste poi la possibilità che nella donna in sovrappeso o che abbia avuto più gravidanze si determini un prolasso uterino o vescicale (cioè la parziale fuoriuscita attraverso la vagina del collo dell’utero e/o della vescica) ciò può avere come conseguenza l'incompleto svuotamento della vescica che favorisce l'insorgenza delle cistiti. E’ questa una condizione molto comune, trascurata da molte donne di mezza età, che potrebbe – dopo una visita specialistica – essere adeguatamente trattata.
Stessa cosa si può dire nei casi di vescica neurologica cioè nelle alterazioni dello svuotamento vescicale conseguenti a sclerosi multipla, diabete, esiti di danni cerebro-vascolari ed altro ancora. Infine si può riscontrare una aumentata suscettibilità alle infezioni vescicali ricorrenti in tutte le condizioni di immunosoppressione come accade nelle donne che fanno terapia cortisonica prolungata o chemioterapia .
Sintomatologia e decorso
La sintomatologia tipica delle cistiti si basa su tre sintomi : aumentata frequenza delle minzioni; bruciore minzionale; e sensazione di stimolo urgente e doloroso di urinare. Talvolta questi sintomi possono essere accompagnati da presenza di sangue nelle urine , febbre e brividi.
Diagnosi
La diagnosi di cistite si basa oltre che sulla presenza dei sintomi, sui risultati dell'esame delle urine e dell' urinocoltura con conta delle colonie batteriche sviluppate e antibiogramma (ricerca della sensibilità ai vari antibiotici dei batteri riscontrati). Nei casi di cistite recidivante può essere utile l'esame colturale eseguito su tampone vaginale per i rapporti che possono esservi tra una alterazione vaginale ed una cistite .
Nell'esame delle urine la presenza di un elevato numero di leucociti (numero di globuli bianchi superiore a 10), la presenza di batteri in numero significativo, la presenza di emazie (globuli rossi), la presenza di nitriti e un aumento del pH, sono segni di cistite.
L' urinocoltura invece permette di individuare il tipo di germe responsabile dell'infezione e la sua carica ovvero il numero di batteri presenti. E' molto importante che il prelievo delle urine per quest'ultimo esame venga eseguito in maniera corretta al fine di garantire risultati i più veritieri possibili senza rischio di inquinamento del campione raccolto. Questo dovrà essere effettuato con le urine del mattino direttamente nel contenitore sterile senza travasi da altri contenitori non sterili; prima del prelievo la paziente dovrà praticare un'accurata pulizia delle mani e dei genitali esterni; andrà eseguito dopo aver divaricato con le dita le piccole labbra raccogliendo l'urina intermedia (iniziando quindi la minzione non nel contenitore e proseguendola, dopo la raccolta, fuori di esso) evitando inquinamenti con le mani o i genitali; infine il campione andrà portato in laboratorio entro un'ora dalla raccolta.
Il tampone vaginale viene invece eseguito dallo specialista urologo o ginecologo con un tampone sterile di cotone con il quale è possibile prelevare le secrezioni vaginali.
Normalmente la sintomatologia presentata dalla paziente è sufficientemente chiara per fare diagnosi di cistite, tuttavia, quando la storia clinica fosse dubbia e/o i referti di laboratorio negativi, occorre prendere in considerazione altre cause per i sintomi lamentati. La principale di queste è la vaginite che può essere responsabile di disturbi a carico delle basse vie urinari. Si tratta spesso di infezioni da trichomonas o da candida, meno frequentemente da clamidia o dal germe delle gonorrea.
Terapia e profilassi
Tra le misure generali da adottare in caso di cistite sono importanti il riposo e la buona idratazione (più di 2 litri di acqua nelle 24 ore) per diluire la carica batterica presente in vescica.
La terapia medica deve tenere presente che i germi patogeni più frequentemente causa di cistiti sono presenti a livello vaginale ed hanno il loro serbatoio naturale nelle feci a livello del colon-retto. I farmaci migliori sono quindi quelli attivi anche a livello vaginale e intestinale senza quindi sviluppare resistenze batteriche al farmaco che sono causa della inefficacia terapeutica nelle recidive. Tra quelli attualmente in commercio risultano essere maggiormente privi di questi effetti collaterali i fluorochinolonici (es: norfloxacina); queste sostanze sono una famiglia di farmaci in grado di bonificare il serbatoio fecale di batteri responsabili della maggior parte delle cistiti e delle loro recidive; raggiungono concentrazioni molto elevate nelle urine tanto da essere conosciuti col termine di "disinfettanti urinari"; diffondono attraverso la parete vaginale raggiungendo anche in questo ambiente concentrazioni elevate ed efficaci; sono un gruppo di farmaci molto ben tollerati. Attualmente costituiscono la prima scelta nelle infezioni delle vie urinarie e nella prevenzione delle recidive La terapia appropriata per un primo episodio di cistite o per una reinfezione prevede un ciclo di 7-10 giorni con uno di questi antibiotici possibilmente con il conforto di una urinocoltura con antibiogramma per meglio identificare il farmaco più appropriato per il batterio responsabile dell'infezione. Recenti statistiche affermano che circa il 25% delle donne che hanno un'infezione delle vie urinarie ne avrà successivamente tre all'anno. Per tale motivo è indispensabile adottare misure di profilassi atte a ridurre il rischio di reinfezione:
Esistono tuttavia forme particolari di "cistite" che solo un accurato esame da parte dello Specialista urologo potranno individuare e curare.
Se avete dubbi sulla vostra malattia chiedete al Medico curante o scrivete all'indirizzo e-mail: ciro.mauro@unina2.it
L'emospermia
E' un sintomo che è difficilmente indicativo di una patologia neoplastica maligna, il più delle volte si associa a fenomeni infiammatori della prostata (prostatiti) ovvero delle vescicole seminali (vescicoliti).
La diagnosi si fonda attualmente sui nuovi metodi di imaging tra cui l'ecografia effettuata con endorettale e la Risonanza Magnetica, la terapia è di conseguenza modulata sul dato offerto dalla clinica e dagli esami strumentali
Nell'esperienza personale dell'autore un ruolo di primo piano viene svolto dalla tomografia a risonanza magnetica che consente di individuare sia lo stato della prostata sia delle vescicole seminali.
Qui di seguito immagini di tomogrammi RM della prostata e vescicole seminali in due casi paradigmatici di emospermia.
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Sangue nel liquido seminale(striscio colorato con met. Papanicolau) |
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Scansione coronale T1 pesata: cisti prostatica con elevato segnale da versamento ematico |
scansione assiale D.P. pesata con evidenza di sangue nella vescicola seminale sinistra |
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scansione sagittale T1 pesata: prostata a struttura disomogenea di volume aumentato (adenomite) |
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Vescicola seminale ripiena di sangue (scansione assiale T1 –pesata) |
Quando la prostata si ingrossa...
appunti e note informative sull’ipertrofia prostatica benigna
La prostata
La prostata è una piccola ghiandola tipica ed esclusiva del sesso maschile ,che fa parte di quelle annesse all’apparato genitale. Ha le dimensioni di una castagna ed è situata nella profondità del bacino, al di dietro dell’osso pubico ad avvolgere il tratto urinario subito sotto la vescica. La sua funzione fisiologica principale è la produzione del secreto che serve a veicolare ed a proteggere gli spermatozoi e viene pertanto considerata una ghiandola fondamentale del sistema riproduttivo.

Una ghiandola così piccola (il peso nel maschio adulto oscilla tra i 15 ed i 20 gr.) è tanto complessa e possiede delle implicazioni cliniche notevoli potendo essere sede di processi patologici più disparati: dalla semplice congestione all’infiammazione,dalla formazione di tumori benigni al cancro.Tutte le età possono essere interessate da malattie della prostata,anche se è epidemiologicamente dimostrato che alcune si presentano con maggiore incidenza secondo l’età. Sotto i 40 anni è infatti di facile riscontro la prostatite ovvero l’infiammazione della ghindola, le cause possono essere l’ alimentazione scorretta,strapazzi sessuali,irregolarità intestinali,cattiva igiene. Il processo patologico forse più noto a carico della ghiandola prostatica è l’adenoma o come indicato nella denominazione più comune l’ipertrofia prostatica .
E’ questa una delle malattie più frequenti dell'uomo in età adulto e nella terza età e consiste in un aumento di volume della prostata per una crescita dei tessuti che la compongono. Non è ancora definito se ciò sia da considerare una naturale conseguenza delle modificazioni ormonali correlate con il processo dell'invecchiamento od una malattia conseguente a molteplici fattori di diversa natura.
E' certamente un problema destinato a crescere proporzionalmente all'invecchiamento della popolazione.
La crescita del tessuto prostatico, che per verificarsi ha bisogno della presenza degli ormoni maschili, inizia al di sotto dei trenta anni per proseguire fino verso i settanta, in modo variabile da persona a persona.
Studi istologici hanno evidenziato una stretta correlazione di tale patologia con l'età. Il 50 % degli uomini al di sopra dei 60 anni presenta tessuto prostatico ipertrofico per un aumento del tessuto epiteliale estromale, con punte oltre il 90 % dopo gli 80 anni; in circa la metà di questi pazienti si avrà una prostata ingrossata alla palpazione.

L'aumento di volume della ghiandola soprattutto quando è prevalente la componente epiteliale, può restare clinicamente silente, per cui siamo di fronte ad un quadro esclusivamente di tipo anatomopatologico, destinato a rimanere tale, sulla base dei più recenti dati, in circa un quarto della popolazione maschile al di sopra dei 60 anni. Questo è da riferire al fatto che molteplici e svariate condizioni possono interferire sul quadro sintomatologico (problemi psicologici, stress, regolarità dell'alvo, fattori endocrini ecc.)
Non sono finora sicuramente dimostrati fattori di rischio specifici non esistendo dati conclusivi in merito ad eventuali differenze di razza, religione, nazionalità, età, stile di vita ecc. e pertanto non esiste al momento una prevenzione primaria della malattia.
L'aumento di volume della prostata determina una compressione ed uno stiramento del condotto uretrale che la attraversa, causando così una ostruzione "meccanica" al passaggio dell'urina. L'alterazione del controllo esercitato dal sistema nervoso autonomo sul tono della muscolatura liscia del collo vescicale e della prostata per fenomeni flogistici o congestizi è responsabile della ostruzione "dinamica".
Queste due componenti, che possono essere presenti in misura diversa , sono responsabili del grado di ostruzione complessiva e quindi della difficoltà ad urinare che pertanto non è strettamente correlata con le dimensioni della ghiandola.
L'ipertrofia benigna ed il carcinoma della prostata si manifestano spesso con sintomi sovrapponibili e talvolta sfumati; perciò ogni paziente prostatico deve essere sempre valutato tenendo ben presenti entrambe queste patologie.

I sintomi dell’I.P.B.
Dal punto di vista clinico la sintomatologia dell'ipertrofia prostatica viene suddivisa in tre stadi: in una prima fase compaiono segni di tipo irritativo: l'aumentata frequenza diurna e notturna (pollachiuria), la minzione imperiosa.e la disuria.
Il secondo stadio, detto della ritenzione incompleta è caratterizzato dall'ostacolo alla evacuazione totale dell'urina. I sintomi predominanti sono il ritardo o l'incapacità ad iniziare la minzione con necessità della contrazione dei muscoli addominali; il calibro e la forza del getto urinario, prolungato nel tempo, si riducono accompagnandosi ad uno sgocciolamento perdurante alla fine dell'atto; talora è presente una minzione in due tempi con la sensazione da parte del paziente di uno svuotamento incompleto della vescica.
Il terzo stadio è contraddistinto dal riscontro di una distensione vescicale con ritenzione cronica di urina, minzione per rigurgito, spesso complicata da infezione urinaria recidivante, da ematuria e nei casi avanzati da ureteroidronefrosi bilaterale e conseguente insufficienza renale. I sintomi ed i reperti oggettivi progrediscono costantemente, anche se non in modo lineare, per cui periodi di remissione possono alternarsi a periodi di riacutizzazione.
Principali disturbi urinari
E' da segnalare la non infrequente comparsa di turbe andrologiche e ripercussioni anche sulla sfera sessuale, che possono riconoscere una genesi psicologica e/o essere secondarie a fattori di ordine generale, o a fenomeni di congestione e flogosi locale. Le disfunzioni sessuali di più frequente riscontro sono :una ridotta capacità di erezione, un minor interesse all'attività sessuale, eiaculazione precoce, sangue nello sperma (emospermia).ansia nei confronti della "performance" sessuale.
Dal punto di vista diagnostico l'esplorazione rettale, il primo esame da effettuare, è una indagine semplice e non dolorosa e resta tutt' ora la più affidabile, se praticata dallo specialista .Essa può eventualmente essere integrata da altre indagini tra cui l’' ecografia che consente uno studio accurato della ghiandola ed è utile guida nel prelievo di piccoli frammenti per l'esame istopatologico in presenza di zone prostatiche sospette.
Un semplice esame del sangue come il dosaggio della creatininemia o quello di una proteina prodotta dalla prostata il PSA (Antigene Specifico Prostatico) potranno svelare precocemente una eventuale danno renale o una degenerazione della ghiandola. Un ulteriore semplice esame specialistico ,e la flussimetria, che valuta la forza ed il volume del getto urinario, e permette di quantificare il grado di ostruzione che la ghiandola prostatica determina al passaggio dell'urina. Dall' analisi dei risultati di queste indagini, dalla accurata valutazione clinica, da un' attenta raccolta della storia clinica integrata dall'utilizzo di appositi questionari per la valutazione di sintomi così come di recente consigliato dall' Organizzazione Mondiale della Sanità, lo specialista ricava un inquadramento diagnostico più preciso ed oggettivo di quello possibile solo fino a pochi anni fà, e può prescrivere terapie personalizzate caso per caso.
La terapia
In relazione alla diversità dei fattori responsabili dell' IPB i trattamenti possono essere molteplici e differenziati ricercando i trattamenti più idonei nel singolo caso.
In questi ultimi anni il moltiplicarsi di modalità terapeutiche ha portato all'utilizzo di metodiche che via via sono state abbandonate a causa delle potenziali complicazioni e della dubbia efficacia;
nuove forme di trattamento stanno apparendo all'orizzonte ed è pertanto prevedibile che nei prossimi anni assisteremo ad ulteriori cambiamenti nel modo di curare la malattia.
La terapia medica sta evolvendo sempre di più verso trattamenti farmacologici in grado di produrre risultati efficaci a lungo termine, condizioni queste importanti per le implicazioni di carattere economico.
Fino a poco tempo fà i farmaci utilizzati erano in grado di migliorare alcuni sintomi della malattia senza modificarne in maniera sostanziale l'evoluzione.
Gli estrogeni e gli antiandrogeni, per gli effetti collaterali sono riservati solo a particolari casi , mentre i benefici terapeutici degli estratti vegetali dopo anni di uso empirico hanno trovato nelle piùrecenti ricerche una concreta base farmacologica. L’estratto di serenoa repens si è dimostrato in grado di determinare per una probabile interferenza con i recettori ormonali della ghiandola,una riduzione del volume della prostata.
Al momento la esperienza clinica è anche volta all'utilizzo di due gruppi di farmaci sintetici in grado di controllare i meccanismi responsabili dei sintomi dell'IPB: gli inibitori della 5 alfa reduttasi che intervenendo sui meccanismi di crescita della ghiandola possono determinarne in un arco di tempo variabile tra i 6 e 12 mesi una riduzione di volume e gli alfa antagonisti (con funzione antispastica sul collo della vescica) che incidendo sulla componente muscolare dell'ostruzione attraverso il rilasciamento della muscolatura liscia del collo vescicale e della prostata, migliorano il flusso urinario già all’inizio del trattamento ed in misura significativa tale da sollevare il paziente da molti dei sintomi irritativi tra cui la minzione frequente e quella notturna.
L'esperienza clinica è alla base della scelta del farmaco più idoneo a ciascun paziente.
Che il problema della ipertrofia prostatica sia particolarmente sentito da un punto di vista socio-sanitario è dimostrato da alcuni dati statistici
La terapia chirurgica per via endoscopica (resezione endoscopica, laser...) oppure mediante l' esecuzione di un intervento tradizionale , resta a tutt'oggi la scelta di elezione in tutti quei pazienti con ostruzione urinaria grave. L’adenomectomia cioè la completa asportazione della porzione "ipertrofica" della ghiandola è stata per lungo tempo la sola arma terapeutica in grado di trattare con efficacia l'IPB. Sulla base della valutazione del singolo paziente, può essere attuata nei casi di sintomatologia resistente alle terapie mediche oppure qualora si presentino complicazioni come la calcolosi, i diverticoli vescicali, la ritenzione cronica, dilatazione della via urinaria superiore, infezioni ricorrenti, ecc. .
L'intervento risolve l' ostruzione,migliora notevolmente la qualità della vita,consentendo al paziente la ripresa di una piena vita sociale e di relazione.Talora può determinare la scomparsa della normale eiaculazione, in quanto il seme non viene più emesso all'esterno , ma nella vescica, per essere espulso insieme alle urine. Ne deriva una condizione di infertilità, ma non una riduzione della potenza sessuale, che anzi talvolta può risultare incrementata, soprattutto nei pazienti che presentavano un quadro clinico particolarmente severo.
Le preoccupazioni riguardo i rischi di un intervento sulla prostata negli anziani o in pazienti non idonei ad essere operati, hanno fatto nascere l'interesse verso una vasta gamma di nuove tecnologie alternative mininvasive per trattare l'IPB.
Le protesi endoprostatiche (stents), la dilatazione con palloncino ad alta pressione, l’applicazione locale del calore (ipertermia), il laser e sempre nuove scelte terapeutiche. Ma anche se queste ultime applicazioni della tecnologia appaiono in varia misura promettenti per risolvere i sintomi della malattia, il loro utilizzo non consente ancora di esprimere giudizi clinici definitivi sulla reale efficacia e sui vantaggi in termini di rapporto costo-beneficio.
L'ipertrofia prostatica benigna rappresenta una rilevante e crescente spesa sanitaria (visite, indagini, terapie, ausili, ricoveri, ecc).Il 25% degli uomini al di sopra dei 65 anni presentano ipertensione arteriosa ed adenoma della prostata..
Si stima che tre uomini su dieci dovranno sottoporsi ad intervento chirurgico per malattie conseguenti all’ipertrofia prostatica benigna.
Negli Stati Uniti gli interventi chirurgici per IPB sono al secondo posto assoluto dopo quelli per cataratta.
Regime igienico-dietetico
E’ opportuno che il portatore di I.P.B. segua un idoneo comportamento di vita ed alimentare allo scopo di ridurre la comparsa di fenomeni di congestione della ghiandola prostatica che risente molto delle variazioni della circolazione emorroidaria provocate da irritazione intestinali e dalla stitichezza.
Saranno proibiti alimenti quali:
I portatori di ipertrofia della prostata debbono inoltre sapere che devono consultarsi sempre con il medico curante prima di assumere un medicinale in quanto alcuni farmaci possono aggravare il danno ostruttivo prostatico,tra questi i diuretici ,gli antispastici intestinali ed i decongestionanti nasali.
E’ buona abitudine evitare la vita sedentarie e nei limiti delle proprie condizioni fisiche camminare almeno 30 minuti al giorno o praticare una leggera attività fisica.
L’attività sessuale se ben amministrata non è affatto nociva,anzi,se praticata regolarmente può avere benefici effetti,evitando il ristagno di secrezioni prostatiche.